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Tra una casa di proprietà e una in affitto, per il sardo medio passa la stessa differenza che c'è tra la propria amata moglie e una concubina mantenuta per i bisogni più infimi. Pur di non pagare un affitto a terzi è capace di aspettare anni e anni per comprarsela, spesso rimandando le nozze. Nel paese di Cabras il mercato degli affitti riguarda principalmente le seconde case ed ha come destinatari i turisti, quasi mai la gente del posto.
L'architettura delle case di Cabras non è diversa da quella dei paesi del circondario: piano terra e al massimo un primo piano, onnipresente cortile, spazi tanto ampi da suscitare l'invidia sistematica di chi - in città come Milano o Roma - paga migliaia di euro per ogni centimetro quadro in più di edificato. Qui lo spazio non manca e nessuno usa la carenza di metratura domestica per giustificare il fatto di fare un figlio solo.
I colori delle facciate sono decisi da delibere comunali e dovrebbero rientrare nell'ampia gamma calda dei colori della terra. Quasi sempre gli abitanti li rispettano (generando armonie come le case delle foto che ho fotografato ieri verso le 20), salvo qualche deprecabile svarione cromatico che genera veri e propri pugni in un occhio, mai adeguatamente sanzionati.
