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Man mano che la primavera cede il passo all'estate, i campi nei Sinis assumono la colorazione tipica del grano maturo. Ma la macchia resiste ancora verde brillante nonostante la canicola, creando contrasti cromatici molto netti.
Questa foto è scattata tra Porto Suedda e Mari Ermi e mette in luce questa contrapposizione in maniera chiara. La capanna sembra indecisa su da che parte stare. In realtà, costruita con falasco reciso, la costruzione deve la sua struttura ai cespugli ancora verdi in primo piano.
Un tempo ce ne erano decine, di capanne. Sorgevano abusive, senza servizi igienici, adibite a rudimentali seconde case per vacanze, una sorta di villaggio turistico locale.
Se sia stato un bene abbatterle o meno, non lo giudico. Erano pericolose, anti-igieniche, usate a sproposito per affittarle ai turisti a prezzi esorbitanti. Però io le avrei regolamentate, anzichè farle sparire quasi totalmente dal paesaggio di cui erano divenute parte distintiva.
Avevo quattordici anni quando nel 1986 ne bruciarono 21 una di fila all'altra come zolfanelli, in un incendio scoppiato per una scintilla da una cucina a gas.
Anche un fazioso può riconoscere che da quel giorno San Giovanni ha cominciato lentamente a morire, turisticamente parlando, privato di alternative valide per trattenere il flusso turistico.
Qualcuna ancora resiste in piedi, reliquia di un tempo trascorso.

Su Tingiosu è una perla di cui i primi a non intuire il valore sono proprio i cabraresi.
Questo posto di silenzio, dominio assoluto del vento odoroso di erica e rosmarino, ha un handicap imperdonabile agli occhi medi del turista della domenica, anche locale: non ha una spiaggia.
Questa mancanza lo rende un posto non appetibile, il che in un certo senso è la sua fortuna.
Non oso immaginare cosa diventerebbe se fosse possibile arrivarci agevolmente o peggio, persino edificarci.
Ne parlavo con un compaesano decantandone la bellezza, ma lui ha liquidato me e la scogliera con un lapidario: "sì, ma dopo che ci sei arrivato su, che cosa fai? Non c'è neanche una spiaggia..."
Infatti non c'è. Ma se voglio spiagge, ce ne sono per 30 km.
Se sono arrivata sin qui, è evidente che non cercavo una spiaggia.
Cercavo forse un condominio di uccelli senza nome, liberi come il vento che fa loro compagnia sul dirupo.
Magari cercavo la prospettiva delle trasparenze dei fondali visti da 30 metri, scorcio altrove non godibile.
O magari mi dilettavo a frugare tra i profumi intensi della macchia, quella che sulla spiaggia non cresce, riempiendomi gli occhi di piccoli fiordalisi, di viole ciocche spontanee, di bottondoro splendenti come piccoli soli...
Poi arriva la frase definitiva, quella che mi fa capire che è molto meglio che Su Tingiosu resti un luogo inaccessibile:
"Certo, se uno si potesse fare la casa lì..."
Ah, come ho fatto a non pensarci. La casa qui.
Venirci a qualunque ora a vedere lo spettacolo "non è niente di speciale".
invece aprirci la persiana di casa direttamente sopra varrebbe la pena, perchè se è di tutti, non vale nulla, ma se è mio e basta... se ne può discutere.
E' inutile, non capirò mai la logica di chi, vedendo una cosa che incanta, anzichè dire "che bella!" pensa subito "la voglio tutta per me!".
Io voglio che Su Tingiosu resti tutto per sè.


I contrasti governano, a Su Tingiosu.
Nella scogliera si intravedono piccoli anfratti, grotte naturali, probabilmente qualche minuscola caletta per i fortunati che possono arrivarci in barca a remi o in canoa.
Le rocce sono di un candore abbagliante, la spiaggia è coperta da ciottoli levigatissimi, alcuni in quarzite pura grandi come uova.
Invece la sabbia sotto è dello stesso colore rossiccio della roccia sovrastante e questo genera un abbinamento cromatico talmente perfetto da sembrare irreale.
I campi coltivati arrivano a venti metri dalla riva, perchè la terra rossa e fertile si protende fin quasi alla spiaggia.
Nella stessa foto presa da più lontano questo curioso contrasto è molto evidente.


Sulla sommità della scogliera di Su Tingiosu crescono opulenti i cespugli di rosmarino e di erica, molto spesso intrecciati come questo della foto.
Quando l'ho scattata erano circa le venti, l'aria era densa degli odori balsamici di queste due erbe combinate.
L'erica in particolare è molto sottovalutata, ha un sentore amabilissimo, ma non ho mai sentito che la si usasse per scopi alimentari. Magari è velenosa, non so. Ma di certo l'odore è stupendo. Ha le foglioline ricoperte da una peluria grigia lievissima, che gli da la caratteristica colorazione chiara, così ben distinguibile dal verde brillante del rosmarino.
Sulla sommità della scogliera c'è pochissima terra, subito si trova la roccia. Le radici degli arbusti sono quindi costrette a scorrere lungo la superficie, a volte sporgendo visibilmente, altre volte sbagliando strada, come questa che ho fotografato: si protende sullo strapiombo come una mano pronta a ghermire.
Sotto si intravede la superficie dell'acqua solcata dalle piccolissime onde create dalla brezza serale.
Un posto meditativo, dove andare con una sedia per riconciliarsi con il silenzio.

Il Comune di Cabras ha 35 km di costa e non tutti sono spiagge.
Un piccolo tratto di questa costa è costituito da un gioiello geologico di bellezza straordinaria: la scogliera di Su Tingiosu.
Per anni ne ho ignorato l'esistenza.
Ne sentivo parlare, ma non sapevo con esattezza dove fosse.
Ieri mi sono presa lo sfizio di cercarla, cosa a dire il vero non facile, visto che non esiste alcuna segnalazione e nemmeno una strada che vi ci conduca. C'è una via di terra battuta, ma non oso pensare a cosa diventa quando piove. Anche con il bel tempo ho rischiato di rimetterci la coppa dell'olio.
Però valeva la pena, decisamente.
La scogliera è altissima, lungo lo strapiombo nidifica una non meglio identificata specie di uccello acquatico, un piccolo volatile nero che ho osservato in gran numero.
Osservarla dal mare deve essere splendido, questa estate sono intenzionata a noleggiare una barca per vederla da quella prospettiva. Inutile dire che l'acqua che lambisce la scogliera è offensivamente trasparente, del solito colore senza nome. Mi hanno detto che è la particolare concentrazione di sali che permette quella rifrazione, non c'entra nulla nè il cielo nè il fondale.
Per avere idea di quanto è bella questa scogliera, è interessante fare un piccolo confronto con le altre scogliere famose del mondo, che ho trovato su questo sito: http://www.ladonnadelmare.com/new_page_29.htm
Niente da invidiare.
