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foto di due sabbie diverse: la prima è il quarzo di Is Arutas, la seconda è quella fatta tutta di conchiglie sulla riva dello stagno.

La sabbia di ogni spiaggia del Sinis è diversa, per colore, consistenza e composizione. Alcune sono sottili come polvere grigia e lucente, micronizzate dal tempo e dal logorio dei grani. Altre sono rossicce, argillose, che non si asciugano mai. Altre ancora sono preziose, di quarzi colorati, sempre fredde.

Lungo la costa del Sinis ci sono diversi punti rocciosi che presentano una conformazione squadrata, evidentemente non naturale.
Erano cave di arenaria.
Sono affascinanti, perchè quando l'uomo le ha abbandonate dopo aver ridotto la roccia al livello del mare, il mare se le è riprese con forza.
I tagli della roccia sono diventati nidi di attinie, tane di ricci marini, dominio di granchi e della misteriosa flora che fa della roccia il suo terreno di coltura.
Da bambina ci giocavo per ore, mia madre trovava che fosse meno pericoloso dell'acqua alta.
Non direi.
Un bambino si può perdere facilmente nel mondo segreto di queste cave, diventando padrone di regni invisibili agli adulti, fatti di mostri marini e di piantine urticanti, di granchi giganti che mordono le dita e di pesci troppo rapidi per diventare davvero tuoi.
Rivoglio la mia cava.

Qualcuno mi ha fatto notare che i cormorani, nella versione precedente di questa foto, si vedevano poco.
Ecco un ingrandimento del dettaglio, che dettaglio non è affatto.
Sembrano una fila di suorine che vanno a prendere la comunione.
Non lo so perchè mi inquietano gli animali che si organizzano in gruppi.
Mi viene da pensare che non sia poi così scontata la questione delle cose fatte per istinto.
Sarà pure vero, ma a me questa squadriglia di lottatori alati mi fa pensare a qualcosa di studiato, di coordinato.

Illuminata nella notte, mentre tutto il resto è al buio, la torre sembra sospesa in aria.
Non so perchè mi piace. Non ha una bella linea, è solo un cilindro di pietra con una smussatura in cima.
Ma quello che rappresenta è importante, non è nata per essere bella. E' nata per essere salda.
E' un baluardo, la sede simbolica di un occhio sempre aperto sul mare, guardingo sul nemico e protettivo sulla gente della costa.
Non fatico a immaginare la guardia battere furiosamente i tamburi al profilarsi sul mare di centinaia di navi dalle vele sconosciute.
I Janas lo cantano nei loro dischi e quando sento quelle parole è il mio cuore che si fa tamburo.
La gente di Cabras lavora con il mare, ma non si prende confidenze.
Ancestralmente, sappiamo che dal mare non viene solo il pesce.
In tutto il resto della Sardegna c'è un detto che sancisce che "a pregai a Crèsia", a pregare si va in Chiesa.
Lo si usa quando qualcuno fa il ritroso, si fa pregare appunto.
Ma a Cabras si dice: "a pregai a mari". E' al mare che si prega.
Espressione misteriosissima, che richiama molte immagini diverse.
La donna sulla riva che aspetta il ritorno del suo compagno uscito con l'illusione di una bonaccia duratura.
L'uomo che sulla barca invoca Dio perchè la notte non gli porti nella rete solo acqua e alghe.
La sentinella sulla torre che mormora alla vista dell'orizzonte incrostato di navi straniere.
L'ultimo pensiero sincero di chi tra le onde chiede di aver salva la vita.
Il mare è un tempio.

Gli aromi che altrove si pagano cari nei supermercati, essicati, qui crescono spontanei praticamente ovunque.
Il rosmarino è parte integrante della macchia mediterranea. In questo periodo fiorisce con opulenza, colorando d'azzurro la costa.
I grossi bombi e le api ci vanno a nozze. Il miele che si ottiene da api che suggono questo polline non ha paragoni per aroma.
Dicono che il nome significa: "rugiada di mare". Le foglie sono lanceolate come aghi apposta per non patire il contatto corrosivo con la salsedine.
La paura di soccombere ne ha fatto un arbusto contorto, fitto fitto, che si vendica della sua sudditanza al mare con questo tripudio di fiori, un fierissimo modo di gridare "Sono qui e sono vivo".
Mi ci riconosco. Le piante ti insegnano un sacco, ma parlano lentamente.
Questa infiorescenza dura quindici giorni e bisogna aspettarla per dodici mesi.

Costruire questi due ponti di legno lungo il braccio di stagno che costeggia la strada per San Giovanni è stato un colpo di genio.
Vedi Cabras da una prospettiva assolutamente inedita.
Farsi questa strana passeggiata è qualcosa a cui gli inglesi non sono ancora riusciti a dare un nome.
Non è bird watching, non è snorkelling, non è nessuna cosa che finisca in "ing".
E' un semplice contemplare.
Fa un gran bene.

Adoro il colore di questo mare. Ne avrà almeno sei diversi, che cambiano a seconda delle condizioni atmosferiche.
Riflette il cielo, dicono. Ma il cielo non è verde. E non è neanche così blu.
Riflette qualche altra cosa. Non ho ancora scoperto cosa, però.
Cosa può essere che fa diventare il mare colore dello smeraldo e dello zaffiro?
Scoprirlo è una di quelle cose che possono dare un senso al risveglio, la mattina.
Questa foto l'ho scattata in uno degli stagnetti interni alla costa, prima che lo recintassero per farci dell'ittioturismo. Gli uccelli acquatici che vivono su questi specchi d'acqua sono innumerevoli e si sentono padroni, non hanno paura di nulla.
Non sempre è una convivenza felice con i pescatori.
I cormorani sono per esempio un enorme danno per l'economia di Cabras. Ogni cormorano mangia fino a 11 kg di pesce al giorno. E ce ne sono migliaia. Un tempo i pescatori si difendevano, limitandone il numero con opportune battute di caccia. Lo scopo è puramente difensivo, la carne di cormorano è più immangiabile del cartone.
Adesso difendersi sparando agli uccelli è vietato, quindi i cormorani si sono moltiplicati a dismisura, non avendo predatori a loro superiori.
A volte sorrido di queste associazioni animaliste che ucciderebbero un uomo, se solo osasse far del male a una mosca.
Il senso delle proporzioni è più in estinzione di molte specie animali.
Hai presente quei monumenti con il profilo talmente inconfondibile che poi diventano emblemi della città dove stanno?
Tipo la torre di Pisa, il colonnato di San Pietro, la Mole Antonelliana, il Duomo di Milano...
Ho sempre detestato la loro ingombranza, come se in posti come Roma ci fosse solo S.Pietro o non si potesse dire di aver visto Milano senza avere visitato il Duomo. Ci sono andata sei volte a Milano e mi sono sempre premurata di non andare al Duomo. E' la mia piccola rivincita sui simboli di pietra.
Però mi sciolgo quando vedo questo profilo, la torre di San Giovanni che domina Capo San Marco. Ci sono stagioni in cui la terra è verde come il muschio e altre in cui è secca come un tozzo di pane raffermo. Ma la linea della torre contro il cielo, puntata come un capezzolo turgido, ha sempre il potere di farmi sentire me stessa in ogni stagione. Chi ha detto che nella pietra non ci si può specchiare?
La prossima volta che vado a Milano ci vado, al Duomo.
Questa l'ho scattata la primavera scorsa.
La capanna in sè è pittoresca, i turisti credono che le si costruisca apposta.
Invece sono gli ultimi resti di un mondo che viveva in funzione del suo mare, respirandone l'aria, toccandone la riva, aspettandone le maree.
La capanna in apparenza domina la scena con la sua fatiscente superbia. In cima alla duna di sabbia sembra una torre di canne, un castello d'erba.
Invece il vero protagonista della foto è quel manto ai suoi piedi nella duna in primo piano, un velluto di fiori minuscoli giallini e lilla, offensivi nella loro opulenza.
Crollerà la capanna, è sicuro.
Ma quei fiori questa primavera sono di nuovo lì.
Anche l'erba ha le sue maree.
Cabras per me è più affascinante persino dei suoi incantevoli dintorni. Ha la seduzione del borgo marinaro fermo a cento anni fa, quel genere di paesaggio che vai a cercare con gli occhi proprio perchè non è mai cambiato.
A Cabras ne sono cambiate di cose in trent'anni. Ma la riva dello stagno è sempre il posto magico dove giocavo da bambina.
Se cammini sulla riva dello stagno ti rendi conto che la sabbia che i tuoi piedi calpestano è fatta di mille frammenti di conchiglia.
Un cimitero di madreperla sotto le scarpe.
Dicono sia lo stagno più grande d'Europa, con le sue 2000 are di estensione. Non ho mai misurato e non mi importa, non so perchè la gente deve sempre descrivere le cose con i numeri per poter dire di conoscerle. Quanto pesi, quanti anni hai, quanto sei alto.
Lo stagno è una cosa viva, descriverlo in numeri è un affronto alla sua anima profonda. Ha un canale a mare che i cabraresi chiamano "lo scolmatore", perchè un tempo serviva a farne defluire le acque che debordavano. Adesso impedisce allo stagno di morire, come una flebo costante.
La sua natura salmastra, meticcia, è un incontro tra due mondi d'acqua totalmente diversi, il mare e l'acqua chiusa. Per questo, se davvero questo posto ha un'anima, è quella di un bastardo. E' un ecosistema senza uguali. Ci crescono specie che mai in uno stagno normale potrebbero campare. Per esempio i muggini, variante locale del pessimo cefalo dell'adriatico, che qui diventano un pesce pregiato, dalle caratteristiche del tutto originali.
Il Comune lo ha scelto per simbolo. Qui lo si chiama "pisci e'iscatta", pesce squamoso.
Come se gli altri non avessero le squame.
Non ricordo più da quanto è che volevo aprirmi un blog fotografico sul Sinis.
Non credo sia per campanilismo, penso piuttosto che sia davvero uno dei posti più belli che abbia mai visto, indipendentemente dal fatto che ci sono nata. Ma immagino che lo dicano tutti, anche chi è nato a Cologno Monzese. A mio vantaggio posso dire che quelli di Cologno Monzese vengono in vacanza qui, mentre noi col cavolo che andiamo a Cologno Monzese. Vorrà pur dire qualcosa.
Non ci sono alberghi, a parte un 4 stelle decisamente fuori dalla mia portata. Ci sono però decine di Bed and Breakfast, per chi pensa che i viaggi siano fatti anche per conoscere la gente, non solo le spiagge e il cibo. A volte mi guardo intorno e penso che a me la gente basterebbe pure, per considerarla una vacanza. C'è gente speciale, qui da me. Sempre se sopporti il fatto che nel giro di tre giorni tutto il paese saprà tutto di te.
I migliori B&B di Cabras sono questi due: