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Tornando giù dal Capo, la Torre che prima si vedeva sullo stesso piano dello sguardo adesso torna alla sua prospettiva naturale, giganteggiando la spiaggia e anche te che ci passeggi.
Questa foto l'ho scattata al tramonto di un giorno d'estate.
La sabbia finissima reca le tracce dei mille piedi che l'hanno calpestata, ma l'indomani mattina sarà nuovamente seta in grani, pronta a farsi ancora imprimere.
La sabbia mi da il senso delle proporzioni.
Mi illude con una malleabilità disprezzabile, fintamente sottomessa si lascia tracciare.
Ma quel segno così effimero sembra dirti che dopottutto non c'è nulla di così importante da meritare di durare più del tempo necessario a cancellarsi.
Hai passato la più bella giornata della tua vita qui? Il giorno peggiore? Il primo bacio? L'addio non previsto?
Bene.
Domani la sabbia non se ne ricorderà.
In un mondo in cui tutti spendono fortune in botulino per sembrare eterni, in cui si sbandiera l'aspettativa di vita come una conquista da portare sempre più avanti, la sabbia sembra dire che i cinque anni in più che vivrai o i dieci in meno che dimostrerai sono un compromesso da poveri.
Non è l'istante che ti regala l'eternità.
E' la consapevolezza che ne hai.
Senza quella consapevolezza, hai solo del tempo in più per essere effimero.
Come le orme sulla sabbia.
E' il regno delle tartarughe.
La testuggine di terra qui trova il suo habitat ideale.
Almeno così dicono i libri, ma deve essere vero, perchè vederne non è una rarità.
Con il suo carapace a scacchi chiaro-scuri si muove lenta nel sottomacchia, battendo sui ciottoli con le unghie dure delle zampe sgraziate.
Personalmente non capisco come le tarturughe possano mangiare le foglie dure e amarognole che ornano questi arbusti intricatissimi.
Quella che avevo da bambina in casa era così viziata che se l'insalata non era fresca di giornata mi voltava le spalle sdegnata e preferiva un signorile digiuno.
Tra il rosmarino e le palme nane fanno la tana anche le lepri e i loro predatori, le volpi. Non si contano le specie di rapaci che vengono a pasteggiare qui, fregandosene altamente del divieto di caccia imposto agli umani.
Verso sera le lepri sono così numerose che non è difficile vederne qualcuna saltare al di sopra della linea dei cespugli bassi, come un ago impazzito che rammendi a casaccio un tessuto stramato.
Fotografarle è pura fantascienza, è già molto se riesci a respirare nell'attimo in cui le vedi.
Questa vista si gode facendo a piedi il giro di Capo San Marco, una passeggiata di circa due ore e mezzo.
Dopo mesi di lavoro passati a contare i minuti da farsi retribuire, trovo che "buttare" un pomeriggio a fare una passeggiata tanto lunga senza meta sia un atto di noncuranza quasi regale.
Una principesca spreconeria da silenzioso parvenu.
La vendetta del "tempo perso" su tutti i cartellini timbrati del mondo.
"Cosa hai fatto questo pomeriggio?"
"Mah... niente... camminato."
E tenetevi il segreto.
L'acqua è di una trasparenza tale che i sassi si distinguono uno a uno.
Un tempo questo posto era tutto zona militare, per via del Faro. E' pieno di fortini di appostamento, residuati bellici che si mischiano ai resti delle tombe puniche e alla prepotente macchia mediterranea che fa di tutte le Storie un eterno presente: il suo. Tutto è terra buona per crescerci.
Tra questi scogli un tempo erano numerose le granceole, crostacei prelibati in tutto simili ai mostri marini che una parte di te sa che da qualche parte devono esistere, insieme al mostro di lochness e al calamaro gigante. La zuppa di granceola è un piatto da re, ma oggi mangiarla può costare molto caro, prima di tutto al ristoratore. Infatti in questa zona, denominata "a protezione totale", è vietato persino fare il bagno, figurarsi pescare.
In sardo la granceola si chiama "craba manìa", capra marina, a causa delle escrescenze cornee sul carapace.

Non chiedetela. Se ve la servono, molto probabilmente arriva da altri mari.
Il che non esclude che ve la passino comunque per nostrana per presentarvi un conto folkloristico.
Anche questo, ahimè, è Sardegna.
(la foto della granceola non è mia)