

Anghelu
Bed&Breakfast da Paolo
Bed&Breakfast da Rosa
Dream A Lot
El Giramundo
il mio sito ufficiale
La mia casa editrice
Su Bardaneri

area marina protetta
arenaria
basalto
bed and breakfast
cabras
capanne
capo san marco
casa campidanese
cormorani
fenicotteri
is arutas
janas
macchia mediterranea
mari ermi
muggini
oristano
palme nane
peschiera pontis
quarzo
ricci di mare
rosmarino
saline
san giovanni
sardegna
sinis
stagno
su tingiosu
tharros
trachite
*loading* visite

La foto in alto non è mia. Le seguenti sì.
I fenicotteri rosa non sono una particolarità di Cabras, nonostante gli abitanti ne siano in gran parte convinti. In realtà in Sardegna il fenicottero rosa sverna in almeno cinque località (Cabras, Santa Giusta, Putzu Idu, Posada e Molentargius) e nidifica sicuramente almeno in due, nessuna delle quali è lo stagno di Cabras.
Non è nemmeno il posto in cui si vedono meglio; è molto raro trovarli vicino alla riva, evento invece pressochè costante a Molentargius, lungo tutto il lato destro della trafficatissima strada che collega Cagliari a Pula. I fenicotteri cagliaritani non hanno paura di niente nonostante le macchine e i mezzi pesanti li sfiorino a tutte le ore del giorno; i nostri invece sono guardinghi anche nella solitudine del Sinis, non tollerano la minima confidenza.
La colorazione rosa dicono sia dovuta alla dieta, costituita da un certo gamberetto rosato. In realtà la spiegazione mi convince solo in parte, perchè questi fenicotteri - a differenza di quelli della Florida - non sono uniformente rosa, ma solo sotto le ali e nelle zampe. Se fosse vero che la cosa dipende dalla dieta, perchè non sono tutti rosa? E il nero a quale parte della dieta è attribuibile?
Un'altra cosa che non mi convince è il nome antico che viene attribuito in sardo ai fenicotteri. Parrebbe essere "gent'arrubia", gente rossa. A Cabras però mi risulta che siano sempre stati chiamati "mangonis", nome molto meno poetico, diventato - per estensione del senso - sinonimo generico di creatura dalle lunghe estremità, anche quando si tratta di umani.

In passato erano cacciati, ma non venivano mangiati.
In qualche casa può capitare di vederne qualcuno impagliato ornare lugubremente il salotto buono, sempre per lo stesso ragionamento fatto a proposito di Su Tingiosu, ovvero che le cose belle sono tali specialmente quando sono di mia proprietà.
Se si ha la fortuna di scorgerli a pochi metri dalla riva è sempre prudente accostarsi molto lentamente, senza movimenti bruschi, e mai in nessun caso lanciare sassi o altri oggetti verso lo stagno con la speranza di suscitare un volo da fotografare. Infatti il fenicottero ha necessità di un minimo di rincorsa per spiccare il volo. Ma se viene spaventato si raggruppa con i compagni in maniera convulsa e disordinata, rischiando fratture ai fragilissimi arti inferiori.
La morte di un fenicottero ferito è uno spettacolo che non fa parte del corso naturale delle cose.

Queste foto, scattate all'orario di luce peggiore, sono un poco riuscito tentativo di riprenderli senza che se ne accorgano. Illusa più che mai: mi hanno fiutata da centinaia di metri, muovendosi furtivi verso il centro della laguna.
