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Il grano acerbo è uno spettacolo imperdibile, quando il vento lo accarezza e lo fa flettere ai suoi capricci.
Basterebbe cogliere quell'onda morbida in uno scatto perfetto per capire perchè lo si può guardare per ore.
Io lo faccio, ma con ritegno.
Sembra la carezza di una mano sul pelo di un gatto nervoso, qualcosa di sottilmente sensuale, privato.
E invece il grano non basta.
In mezzo ci sono tesori impensabili, fiori spontanei dai nomi pittoreschi ed evocativi.
Questo in sardo si chiama "pizz' e caboni", cresta di gallo.
E' un gladiolo selvatico, svettante e solitario, che imita in malo modo l'onda del grano verde, restìo a chinarsi al vento con la medesima umiltà.
Sarà che sono un'amante dei fiori spontanei, ma alcuni sono di una regalità che gareggia senza sudditanze con quelli di serra.
Questo ne è un esempio.
Non l'ho colto, il grano se ne adornava così bene che casa mia non avrebbe saputo fare altrettanto.
