Un viaggio fotografico in uno dei posti più selvaggi d'Italia.

Michela

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lunedì, 29 maggio 2006

salina

A Mari Ermi tra la strada e il mare c'è una depressione nel terreno, tanto profonda da andare sotto il livello del mare. In quella pozza naturale l'acqua affiora nei mesi invernali, dando vita a saline improvvisate, pronte a morire al primo sole convinto.
Ogni duecendo metri c'è un ponte di legno permettere alla gente di arrivare alla spiaggia senza guadare le acque limacciose.
Adesso che il caldo perdona sempre meno, le rive della pozza si contraggono rivelando incrostazioni saline sempre più vistose;  non sono oggetto di raccolta di alcun tipo, a differenza del prodotto di altre saline nei pressi (Sale Porcus, per esempio).

Questo posto non ha davvero nulla di prevedibile, il terreno si alza e si abbasso a piacimento, i colori si alternano senza sfumature, a macchie nette come tagliate con l'arresoja, il coltello tradizionale sardo. Dubito che questa salina indecisa finirà mai in qualche cartolina, ma a me piace riportarla qui, come un attore non protagonista dello stesso film dove le stelle danno la migliore prova di sè stesse anche grazie a questa spalla.

Postato da: Grienne a 02:45 | link | commenti (7)
mari ermi, saline

capanna

Man mano che la primavera cede il passo all'estate, i campi nei Sinis assumono la colorazione tipica del grano maturo. Ma la macchia resiste ancora verde brillante nonostante la canicola, creando contrasti cromatici molto netti.
Questa foto è scattata tra Porto Suedda e Mari Ermi e mette in luce questa contrapposizione in maniera chiara.  La capanna sembra indecisa su da che parte stare. In realtà, costruita con falasco reciso, la costruzione deve la sua struttura ai cespugli ancora verdi in primo piano.
Un tempo ce ne erano decine, di capanne. Sorgevano abusive, senza servizi igienici, adibite a rudimentali seconde case per vacanze, una sorta di villaggio turistico locale.
Se sia stato un bene abbatterle o meno, non lo giudico. Erano pericolose, anti-igieniche, usate a sproposito per affittarle ai turisti a prezzi esorbitanti. Però io le avrei regolamentate, anzichè farle sparire quasi totalmente dal paesaggio di cui erano divenute parte distintiva.
Avevo quattordici anni quando nel 1986 ne bruciarono 21 una di fila all'altra come zolfanelli, in un incendio scoppiato per una scintilla da una cucina a gas.
Anche un fazioso può riconoscere che da quel giorno San Giovanni ha cominciato lentamente a morire, turisticamente parlando, privato di alternative valide per trattenere il flusso turistico.

Qualcuna ancora resiste in piedi, reliquia di un tempo trascorso.

Postato da: Grienne a 02:04 | link | commenti (1)
macchia mediterranea, capanne, su tingiosu, mari ermi

sabato, 20 maggio 2006

Mari Ermi - sabbia e acquaMari Ermi è più bella di Is Arutas.

Ecco, l'ho detto.
E' molto più bella.
Più ampia, con una quantità di sabbia di quarzo molto maggiore, meglio esposta, con fondali più sicuri e bassi.

Spiaggia in quarzo di Mari Ermi

E secondo me è per questo che l'amministrazione comunale  non la indica nella cartellonistica delle spiagge. Partendo da Cabras il nome di questo posto non appare mai se non quando si arriva esattamente all'incrocio per arrivarci, che però viene dopo tutte le svolte delle alte spiagge.

E' la classica "ultima spiaggia", insomma. Un segreto molto ben mantenuto.
Mentre Is Arutas si logora della sua stessa fama e ogni anno deve essere protetta con provvedimenti sempre più draconiani (numero chiuso, entrare solo scalzi perchè la sabbia non venga asportata con le scarpe), Mari Ermi resiste e fors'anche prospera, nel suo eremo di quarzite fuori mano.

 

Postato da: Grienne a 00:08 | link | commenti (2)
is arutas, mari ermi

venerdì, 19 maggio 2006

Porto Suedda

Se chiedi a un cabrarese dove sia Porto Suedda ti risponde che è "una spiaggia che sta esattamente tra Mari Ermi e su Tingiosu".

E tutti ci tengono a dire: "esattamente", quasi fosse una constatazione matematica.

E' bellissimo come trovino ovvia questa toponomastica che di esatto non ha assolutamente niente.

Le cose infatti stanno diversamente: 
c'è una spiaggia della quale nessun cartello indica il nome. Arrivarci è puro caso fortuito. 
Se per caso prosegui a piedi nell'unica direzione percorribile, dopo qualche centinaio di metri trovi delle barche di pescatori ormeggiate in riva.
Se fai altri trecento metri trovi la scogliera.
Tutto senza soluzione di continuità.  

Ma loro dicono "esattamente".

Su cosa dunque è basato il concetto di esattezza che permette a un cabrarese di dire dove comincia Porto Suedda e dove finisce Mari Ermi?
Semplicemente "è uno del posto".
Io sono di questo posto. Non vengo da (moto da luogo). O vivo in (stato in luogo). 
Essere di è tutta un'altra grammatica, siamo nel campo degli aggettivi possessivi.
Significa che questo posto ha una rivendicazione proprietaria su di me.
E questo mi da il diritto di dargli questi nomignoli confidenziali che sfido un estraneo a pronunciare perfettamente: "Is Caogheddas". "Pottu 'e Suedda". "Mar'e Brenti"... nomi per gente che ha confidenza, come quegli appellativi un pò sciocchi e imbarazzanti che ci si affibbia tra fidanzati.

Questa foto è esattamente Porto Suedda. 

Postato da: Grienne a 23:51 | link | commenti

lunedì, 08 maggio 2006

fiore

Il grano acerbo è uno spettacolo imperdibile, quando il vento lo accarezza e lo fa flettere ai suoi capricci.

Basterebbe cogliere quell'onda morbida in uno scatto perfetto per capire perchè lo si può guardare per ore.
Io lo faccio, ma con ritegno. 
Sembra la carezza di una mano sul pelo di un gatto nervoso, qualcosa di sottilmente sensuale, privato.

E invece il grano non basta.
In mezzo ci sono tesori impensabili, fiori spontanei dai nomi pittoreschi ed evocativi.
Questo in sardo si chiama "pizz' e caboni", cresta di gallo.
E' un gladiolo selvatico, svettante e solitario, che imita in malo modo l'onda del grano verde, restìo a chinarsi al vento con la medesima umiltà.

Sarà che sono un'amante dei fiori spontanei, ma alcuni sono di una regalità che gareggia senza sudditanze con quelli di serra.
Questo ne è un esempio.

Non l'ho colto, il grano se ne adornava così bene che casa mia non avrebbe saputo fare altrettanto.

Postato da: Grienne a 03:45 | link | commenti (3)
macchia mediterranea

sabato, 06 maggio 2006

sutingiosu8

 

Su Tingiosu è una perla di cui i primi a non intuire il valore sono proprio i cabraresi.
Questo posto di silenzio, dominio assoluto del vento odoroso di erica e rosmarino, ha un handicap imperdonabile agli occhi medi del turista della domenica, anche locale: non ha una spiaggia.

Questa mancanza lo rende un posto non appetibile, il che in un certo senso è la sua fortuna.
Non oso immaginare cosa diventerebbe se fosse possibile arrivarci agevolmente o peggio, persino edificarci.
Ne parlavo con un compaesano decantandone la bellezza, ma lui ha liquidato me e la scogliera con un lapidario: "sì, ma dopo che ci sei arrivato su, che cosa fai? Non c'è neanche una spiaggia..."

Infatti non c'è. Ma se voglio spiagge, ce ne sono per 30 km.
Se sono arrivata sin qui, è evidente che non cercavo una spiaggia.

Cercavo forse un condominio di uccelli senza nome, liberi come il vento che fa loro compagnia sul dirupo.
Magari cercavo la prospettiva delle trasparenze dei fondali visti da 30 metri, scorcio altrove non godibile.
O magari mi dilettavo a frugare tra i profumi intensi della macchia, quella che sulla spiaggia non cresce, riempiendomi gli occhi di piccoli fiordalisi, di viole ciocche spontanee, di bottondoro splendenti come piccoli soli...

Poi arriva la frase definitiva, quella che mi fa capire che è molto meglio che Su Tingiosu resti un luogo inaccessibile:
"Certo, se uno si potesse fare la casa lì..."
Ah, come ho fatto a non pensarci. La casa qui.
Venirci a qualunque ora a vedere lo spettacolo "non è niente di speciale".
invece aprirci la persiana di casa direttamente sopra varrebbe la pena, perchè se è di tutti, non vale nulla, ma se è mio e basta... se ne può discutere.

E' inutile, non capirò mai la logica di chi, vedendo una cosa che incanta, anzichè dire "che bella!" pensa subito "la voglio tutta per me!".

Io voglio che Su Tingiosu resti tutto per sè.

sutingiosu6

Postato da: Grienne a 04:39 | link | commenti (2)
rosmarino, area marina protetta, macchia mediterranea, su tingiosu

colonne

La più banale delle inquadrature prevede uno scatto alla città di Tharros, che se non fosse per le due colonne che svettano, avrebbe il fascino di una cava dismessa, tanto è poco quello che rimane di distinguibile della sua struttura originaria.

Le due colonne peraltro non sono originali, ma sono state costruite per sostenere i capitelli, quelli sì autentici, continuamente preda delle mani avide e distruttive dei turisti che li scambiavano per dei gratta-e-vinci. Ma grattando via il fregio di uno di questi reperti non vinci nulla, peccato per chi lo realizza dopo averlo fatto.

Attualmente la zona archeologica è gestita con un certo criterio da una cooperativa del posto che la tutela con attenzione, cosa un pò ironica, ora che da tutelare non è rimasto molto. Infatti, se non si viene accompagnati da una delle guide, non si capisce assolutamente nulla di quello che si vede, tanto è incerta la logistica della città fantasma. Molti di questi massi squadrati sono divenuti gradini di porte di ingresso, pietre per sedersi lungo le stradine dei paesi vicini, fioriere pittoresche. Non me la sento di dire che mi dispiace, onestamente. Li trovo assai meglio utilizzati che lasciati a cuocere al sole sotto gli occhi porcini e i cappelli di cotone bianco dei pensionati stoici che cercano troppo tardi lo status di "turista di cultura".

Se poi non si hanno di quelle fisime e ci si accontenta ignorantemente di vedere lo straordinario paesaggio, di immaginare la vita che scorreva qui venticinque secoli fa, qualunque fosse, di rimirare le due torri aragonesi che si stagliano su punti diversi dell'istmo o i papaveri che bivaccano transitoriamente tra i sassi, allora si possono anche risparmiare i soldi della guida.

Postato da: Grienne a 03:23 | link | commenti (3)
san giovanni, tharros

pontigheddus

I ponti a Cabras sono numerosissimi. Non capisco perchè non lo chiamino il paese dei ponti.
Ci sono molti nomi per distinguerli, i ponti di questa foto si chiamano con un diminutivo: "i ponticelli".
Sono sicuramente il punto da cui si gode la vista migliore dei canali e delle specie ornitologiche che li popolano, ma la loro conformazione li designa come luoghi di transito, non come dei belvedere.

Sostanzialmente sono quindi dei "non luoghi", posti dove non si va, ma che si usano per andare altrove.
Si parla tanto male dei non luoghi: le stazioni, i centri commerciali, gli aereoporti...
Se ne parla come della nuova dimensione della solitudine umana, i posti dove l'essere soli si mischia alla circostanza di essere in tanti.

Da questo punto di vista, questi ponti sono dei "non luoghi" atipici, non ci sono le folle a farti sentire più solo.
Al contrario, ci vai convinto di essere solo e fai gli incontri più strampalati, con flora in tripudio, con fauna sfrontata o con quella specie in via di estinzione che è il turista attento, quello che sa cogliere l'importanza di uno scorcio che non figura su nessuna guida, nè figurerà.

E' uno spazio di transito che può rendere la partenza e l'arrivo piuttosto relativi.

Postato da: Grienne a 02:56 | link | commenti (1)
stagno, cabras

venerdì, 05 maggio 2006

sutingiosu1
I contrasti governano, a Su Tingiosu.
Nella scogliera si intravedono piccoli anfratti, grotte naturali, probabilmente qualche minuscola caletta per i fortunati che possono arrivarci in barca a remi o in canoa.

Le rocce sono di un candore abbagliante, la spiaggia è coperta da ciottoli levigatissimi, alcuni in quarzite pura grandi come uova.
Invece la sabbia sotto è dello stesso colore rossiccio della roccia sovrastante e questo genera un abbinamento cromatico talmente perfetto da sembrare irreale.

I campi coltivati arrivano a venti metri dalla riva, perchè la terra rossa e fertile si protende fin quasi alla spiaggia.
Nella stessa foto presa da più lontano questo curioso contrasto è molto evidente.

sutingiosu7

Postato da: Grienne a 14:20 | link | commenti (1)
area marina protetta, su tingiosu

ericarosmarino
Sulla sommità della scogliera di Su Tingiosu crescono opulenti i cespugli di rosmarino e di erica, molto spesso intrecciati come questo della foto.
Quando l'ho scattata erano circa le venti, l'aria era densa degli odori balsamici di queste due erbe combinate.

L'erica in particolare è molto sottovalutata, ha un sentore amabilissimo, ma non ho mai sentito che la si usasse per scopi alimentari. Magari è velenosa, non so. Ma di certo l'odore è stupendo. Ha le foglioline ricoperte da una peluria grigia lievissima, che gli da la caratteristica colorazione chiara, così ben distinguibile dal verde brillante del rosmarino.

Sulla sommità della scogliera c'è pochissima terra, subito si trova la roccia. Le radici degli arbusti sono quindi costrette a scorrere lungo la superficie, a volte sporgendo visibilmente, altre volte sbagliando strada, come questa che ho fotografato: si protende sullo strapiombo come una mano pronta a ghermire.
Sotto si intravede la superficie dell'acqua solcata dalle piccolissime onde create dalla brezza serale.

Un posto meditativo, dove andare con una sedia per riconciliarsi con il silenzio.

sutingiosu3

Postato da: Grienne a 14:09 | link | commenti
rosmarino, area marina protetta, macchia mediterranea, su tingiosu

sutingiosu5Il Comune di Cabras ha 35 km di costa e non tutti sono spiagge.
Un piccolo tratto di questa costa è costituito da un gioiello geologico di bellezza straordinaria: la scogliera di Su Tingiosu.

Per anni ne ho ignorato l'esistenza.

Ne sentivo parlare, ma non sapevo con esattezza dove fosse.
Ieri mi sono presa lo sfizio di cercarla, cosa a dire il vero non facile, visto che non esiste alcuna segnalazione e nemmeno una strada che vi ci conduca. C'è una via di terra battuta, ma non oso pensare a cosa diventa quando piove. Anche con il bel tempo ho rischiato di rimetterci la coppa dell'olio.

Però valeva la pena, decisamente.
La scogliera è altissima, lungo lo strapiombo nidifica una non meglio identificata specie di uccello acquatico, un piccolo volatile nero che ho osservato in gran numero.

Osservarla dal mare deve essere splendido, questa estate sono intenzionata a noleggiare una barca per vederla da quella prospettiva. Inutile dire che l'acqua che lambisce la scogliera è offensivamente trasparente, del solito colore senza nome. Mi hanno detto che è la particolare concentrazione di sali che permette quella rifrazione, non c'entra nulla nè il cielo nè il fondale.

Per avere idea di quanto è bella questa scogliera, è interessante fare un piccolo confronto con le altre scogliere famose del mondo, che ho trovato su questo sito: http://www.ladonnadelmare.com/new_page_29.htm
Niente da invidiare.

sutingiosu2

Postato da: Grienne a 13:48 | link | commenti
area marina protetta, su tingiosu

lunedì, 01 maggio 2006

ormeTornando giù dal Capo, la Torre che prima si vedeva sullo stesso piano dello sguardo adesso torna alla sua prospettiva naturale, giganteggiando la spiaggia e anche te che ci passeggi.
Questa foto l'ho scattata al tramonto di un giorno d'estate.

La sabbia finissima reca le tracce dei mille piedi che l'hanno calpestata, ma l'indomani mattina sarà nuovamente seta in grani, pronta a farsi ancora imprimere.

La sabbia mi da il senso delle proporzioni. 
Mi illude con una malleabilità disprezzabile, fintamente sottomessa si lascia tracciare.
Ma quel segno così effimero sembra dirti che dopottutto non c'è nulla di così importante da meritare di durare più del tempo necessario a cancellarsi.
Hai passato la più bella giornata della tua vita qui? Il giorno peggiore? Il primo bacio? L'addio non previsto?
Bene.
Domani la sabbia non se ne ricorderà.

In un mondo in cui tutti spendono fortune in botulino per sembrare eterni, in cui si sbandiera l'aspettativa di vita come una conquista da portare sempre più avanti, la sabbia sembra dire che i cinque anni in più che vivrai o i dieci in meno che dimostrerai sono un compromesso da poveri.

Non è l'istante che ti regala l'eternità.
E' la consapevolezza che ne hai.

Senza quella consapevolezza, hai solo del tempo in più per essere effimero.
Come le orme sulla sabbia.

Postato da: Grienne a 18:32 | link | commenti (1)
san giovanni, capo san marco

capoE' il regno delle tartarughe.
La testuggine di terra qui trova il suo habitat ideale.
Almeno così dicono i libri, ma deve essere vero, perchè vederne non è una rarità.
Con il suo carapace a scacchi chiaro-scuri si muove lenta nel sottomacchia, battendo sui ciottoli con le unghie dure delle zampe sgraziate. 

Personalmente non capisco come le tarturughe possano mangiare le foglie dure e amarognole che ornano questi arbusti intricatissimi.
Quella che avevo da bambina in casa era così viziata che se l'insalata non era fresca di giornata mi voltava le spalle sdegnata e preferiva un signorile digiuno.

Tra il rosmarino e le palme nane fanno la tana anche le lepri e i loro predatori, le volpi. Non si contano le specie di rapaci che vengono a pasteggiare qui, fregandosene altamente del divieto di caccia imposto agli umani. 

Verso sera le lepri sono così numerose che non è difficile vederne qualcuna saltare al di sopra della linea dei cespugli bassi, come un ago impazzito che rammendi a casaccio un tessuto stramato.

Fotografarle è pura fantascienza, è già molto se riesci a respirare nell'attimo in cui le vedi.


 

Postato da: Grienne a 17:44 | link | commenti
rosmarino, area marina protetta, palme nane, macchia mediterranea, capo san marco

acqua

Questa vista si gode facendo a piedi il giro di Capo San Marco, una passeggiata di circa due ore e mezzo.
Dopo mesi di lavoro passati a contare i minuti da farsi retribuire, trovo che "buttare" un pomeriggio a fare una passeggiata tanto lunga senza meta sia un atto di noncuranza quasi regale.
Una principesca spreconeria da silenzioso parvenu.
La vendetta del "tempo perso" su tutti i cartellini timbrati del mondo.
"Cosa hai fatto questo pomeriggio?"
"Mah... niente... camminato."
E tenetevi il segreto.



L'acqua è di una trasparenza tale che i sassi si distinguono uno a uno.
Un tempo questo posto era tutto zona militare, per via del Faro. E' pieno di fortini di appostamento, residuati bellici che si mischiano ai resti delle tombe puniche e alla prepotente macchia mediterranea che fa di tutte le Storie un eterno presente: il suo. Tutto è terra buona per crescerci.

Tra questi scogli un tempo erano numerose le granceole, crostacei prelibati in tutto simili ai mostri marini che una parte di te sa che da qualche parte devono esistere, insieme al mostro di lochness e al calamaro gigante. La zuppa di granceola è un piatto da re, ma oggi mangiarla può costare molto caro, prima di tutto al ristoratore. Infatti in questa zona, denominata "a protezione totale", è vietato persino fare il bagno, figurarsi pescare.
In sardo la granceola si chiama "craba manìa", capra marina, a causa delle escrescenze cornee sul carapace.

una granceola

Non chiedetela. Se ve la servono, molto probabilmente arriva da altri mari.
Il che non esclude che ve la passino comunque per nostrana per presentarvi un conto folkloristico.
Anche questo, ahimè, è Sardegna.

 

(la foto della granceola non è mia)

Postato da: Grienne a 16:52 | link | commenti
san giovanni, area marina protetta, macchia mediterranea, capo san marco