Un viaggio fotografico in uno dei posti più selvaggi d'Italia.

Michela

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venerdì, 31 marzo 2006

vecchia

Questa anziana donna non si è neppure accorta di me.

Non è infrequente per le vie di Cabras vedere figure di donna abbigliate "a s'antiga" - alla maniera antica - anche in piena estate.
E' surreale il contrasto tra lo stop impresso a terra e quella lana nera, quelle pieghe di gonna e di donna, fermate nello stesso istante e nella stessa posa in cui sarebbero potute essere - identiche - cento anni fa.

Ci sono anche le ragazzette in minigonna e piercing, certo. Ma queste due realtà sono intrecciate, camminano accanto.

Una è più lenta, resterà indietro e forse è normale che sia così.

Allora questa donna con il suo fagotto a quadretti che porta chissà quale misteriosa leccornia mi mancherà.
Che gran voglia di dire STOP...

 

Postato da: Grienne a 16:04 | link | commenti (7)

martedì, 28 marzo 2006

caposm

Questa lingua di terra, strutturata come una goccia d'acqua pronta a staccarsi da una foglia, è la penisola di Capo San Marco.
L'istmo di terra divide il golfo chiuso (a sinistra) dal mare aperto che guarda alla Spagna (a destra).

I cabraresi li distinguono come "mare morto" e "mare vivo". La caratteristica del braccio di mare interno è infatti quella di essere sempre calmo.

E' estremamente suggestivo quando l'altro lato è preda dei marosi, fa un contrasto affascinante.
Queste spiagge possono essere raggiunte solo a piedi e qualcuna addirittura solo in barca. Anche in pieno agosto non è difficile trovarle quasi vuote.

Il lato del mare morto non ha quasi sabbia, è molto roccioso. Ma proprio per questo, a discapito del nome, pullula di vita a tutte le ore.
La limpidezza dell'acqua e le sabbie del fondale, vellutate e uniformi, rendono facile osservare la vita di molte specie di molluschi e crostacei, anche a senza immergersi.

Una delle cose più interessanti è la vita segreta dei paguri, i piccoli crostacei che vivono occupando i gusci vuoti delle conchiglie altrui.
Per tutto il giorno i paguri vagano per i fondali, a caccia di cibo o conchiglie più robuste.

Ma al calare del sole, nel tardo pomeriggio, tornano alle rocce della riva con un controesodo tanto numeroso quanto sconosciuto. A migliaia li vedi seguire sotto il pelo dell'acqua le rotte misteriose verso la riva, lenti e inesorabili, tutti con lo stesso ritmo.
Un esercito composto. Sentono che sta per calare la notte.

Un altro momento appassionante è quando sono in cerca di un'altra dimora.
Adoro diventare agente immobiliare dei paguri. Un paguro non si lascia mai sfuggire una conchiglia vuota, non fosse altro che per accertarsi che la sua è meglio.

Ne raccolgo alcune e poi le lascio cadere nei pressi di un paguro in moto. All'inizio gli gira attorno, controlla che non abbia difetti. Se gli piace, se la misura. E' un attimo rapidissimo, perchè la bestiola sa che priva di guscio è del tutto indifesa, non fosse altro che per un istante. Se la conchiglia nuova è robusta e non è più pesante, abbandona la vecchia e se ne va con il nuovo appartamento.

Mi sento soddisfattissima.

 

Postato da: Grienne a 11:15 | link | commenti

sabbiaarutas

foto di due sabbie diverse: la prima è il quarzo di Is Arutas, la seconda è quella fatta tutta di conchiglie sulla riva dello stagno.

sabbiastagno

La sabbia di ogni spiaggia del Sinis è diversa, per colore, consistenza e composizione. Alcune sono sottili come polvere grigia e lucente, micronizzate dal tempo e dal logorio dei grani. Altre sono rossicce, argillose, che non si asciugano mai. Altre ancora sono preziose, di quarzi colorati, sempre fredde.

 

 

Postato da: Grienne a 09:40 | link | commenti
stagno, cabras, is arutas, sinis, quarzo

rivastagno

E' la riva dello stagno davanti alla piazza principale.

Questo materiale bianco non è sabbia, sono conchiglie. Sotto i piedi sono croccanti, calpestarle ha qualcosa di sacrilego, come camminare su un ossario.

Ovviamente i pescatori non ci trovano nulla di sacrilego. E' un fenomeno naturale, sono io che mi faccio i film in testa.
Prima di scattare questa foto mi sono seduta sulla riva e ho guardato verso il centro dello stagno.
Almeno quello che penso sia il centro, in realtà non essendo regolare nella sua conformazione è un centro convenzionale.

Vedi i pesci guizzare fuori temerari, in sfregio ai cormorani.
Mai capito dove stia la funzione di guizzare fuori dall'acqua. Forse non ce n'è alcuna, il pesce vuole solo giocare.

Su questo lato dello stagno io ci sono cresciuta.

E' lì che ho imparato a nuotare, che ho messo il vischio sui rami dei canneti per prendere i passeri, che mi sono nascosta sotto le barche rovesciate in secca quando si giocava a nascondino, respirando la salsedine dal terreno umido. E' li che ho nascosto i biscotti negli anfratti di un muro, facendone il mio quartiere generale nella guerra tra bande di bimbi per il possesso del territorio di gioco.

Solo oggi mi accorgo che questo posto non è mai stato nostro. Siamo noi ad appartenergli.

Postato da: Grienne a 09:30 | link | commenti

asfodeli

Questa foto mi fa impazzire.

Trovo che il contrasto tra il blu cobalto dell'angolo alto a sinistra sia un bilanciamento perfetto del verde pieno dell'angolo basso a destra. 
Quello che invece si nota poco sono le infiorescenze degli asfodeli. Metterò magari un dettaglio.

L'asfodelo è una pianta veramente illogica.

E' un normalissimo cespuglio verde, poco più alto di trenta centimetri, del tutto anonimo.
Poi in questo periodo tira fuori un lunghissimo fusto anomalo, che non ha nulla a che fare con il resto della pianta. Su questo stelo legnoso scoppia una infiorescenza di corolle bianco-rosate che svetta su tutto il resto della flora circostante.

Lo confesso, ha qualcosa di fallico.
Non per la forma, ma per l'incongruenza, l'effetto posticcio di una cosa messa lì, in apparenza disarmonica.

Devo studiarmelo bene, detesto non capire le logiche altrui.

Postato da: Grienne a 09:13 | link | commenti

cava

Lungo la costa del Sinis ci sono diversi punti rocciosi che presentano una conformazione squadrata, evidentemente non naturale.
Erano cave di arenaria.

Sono affascinanti, perchè quando l'uomo le ha abbandonate dopo aver ridotto la roccia al livello del mare, il mare se le è riprese con forza.

I tagli della roccia sono diventati nidi di attinie, tane di ricci marini, dominio di granchi e della misteriosa flora che fa della roccia il suo terreno di coltura.

Da bambina ci giocavo per ore, mia madre trovava che fosse meno pericoloso dell'acqua alta.
Non direi.
Un bambino si può perdere facilmente nel mondo segreto di queste cave, diventando padrone di regni invisibili agli adulti, fatti di mostri marini e di piantine urticanti, di granchi giganti che mordono le dita e di pesci troppo rapidi per diventare davvero tuoi.

Rivoglio la mia cava.

Postato da: Grienne a 09:05 | link | commenti
area marina protetta, is arutas, sinis, ricci di mare

canale

Cabras non è solo circondata dall'acqua. E' anche attraversata.
I canali si intersecano in un'area particolare del centro storico, non a caso chiamata "Veneziedda", piccola Venezia.

Però, mentre a Venezia i canali sono strade allagate, percorsi studiati e resi parte integrante della città, a Cabras il canale non ha nulla di domestico.
E' una entità che si intreccia all'urbanistica in modo indipendente, definendone i confini senza divenirne parte.

I canali non sono strade, sono mondi confinanti.
Non fanno parte del paese, sono un altro paese.

Il velo discreto del canneto rivela una vita alternativa, di creature che hanno imparato apparentemente a convivere con i suoni urbani delle auto e delle voci. Ma se fermi l'auto, se taci un istante, se fai solo un passo verso la riva... ecco che tutto cambia!

Gli uccelli si sollevano in volo, il loro canto cessa, il mondo che sembrava integrato diventa un muro di diffidenza.

Il canale ci tollera a malapena.

Postato da: Grienne a 08:39 | link | commenti

comesuore

Qualcuno mi ha fatto notare che i cormorani, nella versione precedente di questa foto, si vedevano poco.
Ecco un ingrandimento del dettaglio, che dettaglio non è affatto.

Sembrano una fila di suorine che vanno a prendere la comunione.
Non lo so perchè mi inquietano gli animali che si organizzano in gruppi.
Mi viene da pensare che non sia poi così scontata la questione delle cose fatte per istinto.

Sarà pure vero, ma a me questa squadriglia di lottatori alati mi fa pensare a qualcosa di studiato, di coordinato.

 

Postato da: Grienne a 08:30 | link | commenti (1)
stagno, cabras, sinis, cormorani

molo

Ci sono scorci dello stagno che sono assolutamente cinematografici. Una sequenza di fotogrammi a cui manca solo la trama per diventare un film.

O forse no.
Forse la trama sono proprio le immagini, oggetti e paesaggi che hanno una storia loro, basta saperla leggere.

Prendiamo questo ponte...
Visto così non ha senso.

L'acqua è talmente bassa che nessuna barca potrebbe avvicinarsi senza raschiare la chiglia.
E dunque cosa aveva in mente chi lo ha costruito? Quale utilità, quale scopo ha motivato lo sforzo?

Non lo so.
Ma so perchè lo avrei fatto io.

L'ho capito stando all'estremo, senza voltarmi verso la terra.

Immagino che dipenda dal fatto che ho una venerazione personale per le cose apparentemente inutili. Trovo sublime che qualcuno utilizzi energie per qualcosa di non funzionale, per obbedire a un bisogno non elementare. Per esempio sentirsi circondati di acqua, senza la copertura mentale di avere i piedi sulla terraferma. Questo ponte è una carezza furtiva fatta a una donna che fa finta di dormire.

E' la capacità di investire passione in cose apparentemente inutili che segna il confine tra lo spirituale e il materiale, tra l'uomo e quello che umano non è. 

Postato da: Grienne a 08:19 | link | commenti
stagno, cabras

mercoledì, 08 marzo 2006

scaiu

Il punto da cui ho scattato questa foto si chiama Scaiu ed è una piccola spiaggia di rimessa delle barche dei pescatori.
C'è un motivo per cui le barche sono tutte identiche e numerate. Il libero professionista nello stagno non esiste. I pescatori sono tutti affiliati a cooperative che gestiscono la pesca in modo più razionale e produttivo rispetto al passato.

Ecco perchè le barche non hanno i nomi pittoreschi delle mogli e delle fidanzate che si possono vedere nei porticcioli di chi pesca in mare aperto. Questo non finisce mai di stupirmi, perchè il cooperativismo nella economia primaria in Sardegna è un fenomeno rarissimo. 
Ma i pescatori dello stagno di Cabras sono passati attraverso lunghissime lotte con la regione per ottenere il pieno controllo di questa risorsa, lotte che hanno loro permesso di maturare una coscienza comune, una consapevolezza di sè stessi come categoria.
Ed è da questa esperienza di sofferenza collettiva che hanno compreso il valore della parola "noi".

Ecco perchè, per quanto sembri una perdita agli occhi di chi si aspetta l'individualismo cromatico delle barchette personalizzate, a me questa monocromia appare come un valore, una conquista rara.


 

Postato da: Grienne a 10:43 | link | commenti
stagno, cabras

torre

Illuminata nella notte, mentre tutto il resto è al buio, la torre sembra sospesa in aria.
Non so perchè mi piace. Non ha una bella linea, è solo un cilindro di pietra con una smussatura in cima.
Ma quello che rappresenta è importante, non è nata per essere bella. E' nata per essere salda.

E' un baluardo, la sede simbolica di un occhio sempre aperto sul mare, guardingo sul nemico e protettivo sulla gente della costa.
Non fatico a immaginare la guardia battere furiosamente i tamburi al profilarsi sul mare di centinaia di navi dalle vele sconosciute.
I Janas lo cantano nei loro dischi e quando sento quelle parole è il mio cuore che si fa tamburo.

La gente di Cabras lavora con il mare, ma non si prende confidenze.
Ancestralmente, sappiamo che dal mare non viene solo il pesce.

In tutto il resto della Sardegna c'è un detto che sancisce che "a pregai a Crèsia", a pregare si va in Chiesa.
Lo si usa quando qualcuno fa il ritroso, si fa pregare appunto.

Ma a Cabras si dice: "a pregai a mari". E' al mare che si prega.
Espressione misteriosissima, che richiama molte immagini diverse.
La donna sulla riva che aspetta il ritorno del suo compagno uscito con l'illusione di una bonaccia duratura.
L'uomo che sulla barca invoca Dio perchè la notte non gli porti nella rete solo acqua e alghe.
La sentinella sulla torre che mormora alla vista dell'orizzonte incrostato di navi straniere.
L'ultimo pensiero sincero di chi tra le onde chiede di aver salva la vita.

 Il mare è un tempio.

Postato da: Grienne a 10:17 | link | commenti
san giovanni, janas, area marina protetta, sinis

cormorani

Peccato che in questa dimensione la foto non mostri che razza di organizzato esercito famelico siano i cormorani!

Sotto questo ponte di legno passa uno dei canali a mare dove il pesce transita più abbondante.
Lungo tutta la linea del ponte gli uccelli si schierano pronti al tuffo. Sono belli da vedere, lo ammetto.
I pescatori ovviamente non la pensano così. In questo punto preciso ogni giorno spariscono quintali di pesce maturo per la pesca.

La catena alimentare è un meccanismo molto sottovalutato.

Postato da: Grienne a 09:56 | link | commenti
stagno, cabras, cormorani

smaria

 

La Chiesa di Santa Maria sembra una trovata pubblicitaria.
In tutti i paesi c'è una chiesa e di solito è anche l'edificio più alto e visibile, perchè in Sardegna i palazzi con più di due piani esistono solo nei capoluoghi di provincia.
Però a Cabras la Chiesa è stata collocata in modo estremamente scenografico, sulla linea dello stagno, caratterizzando il profilo del paese in un modo assolutamente univoco.

E' di uno stile incerto, con vari rifacimenti non tutti felici, tra i quali l'orrida facciata di gusto fascisteggiante.
Ma la parte vecchia, il cupolone che domina la riva dello stagno, ha il fascino massiccio del romanico.

Dicono sorga dove Eleonora d'Arborea aveva il suo castello estivo.

Postato da: Grienne a 09:42 | link | commenti
stagno, cabras

martedì, 07 marzo 2006

 

pescatore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La pesca del riccio è una tradizione troppo radicata perchè le ansie animaliste (giustissime in questo caso) vengano degnate di interesse.
Non è affatto raro vedere uomini in scafandri artigianali muoversi lentamente sulle rive rocciose, trascinando contenitori dal fondo di vetro che permettono di vedere nitidamente i nascondigli degli echinodermi.

Purtroppo chi fa questo mestiere (o anche chi viene la domenica a farsi una mangiata in spiaggia) dimentica con troppa facilità che la polpa del riccio non è la carne dell'animale. Sono uova.
La pesca indiscriminata degli ultimi anni ne ha ridotto il numero fino a costringere le autorità a imporre limiti al numero di ricci pescati. Limiti continuamente disattesi, perchè comunque non c'è alcun controllo.

E' vero che se hai mangiato anche una sola volta un riccio crudo sulla riva del mare, appena pescato, è difficile fermarsi a pescarne dodici.
Le linguette rosso vivo o crema chiaro che si staccano con il cucchiaino hanno la consistenza del burro e il loro sapore, dolce e intenso, fa un contrasto ineguagliabile con l'acqua salata di cui sono ancora intrise.  Per me è un cibo rituale, un pasto della memoria, come mangiare l'agnello a pasqua.

Ma non credo che sia questa degustazione domenicale a porre a rischio di estinzione i ricci. La si è sempre fatta, da secoli.
Non posso fare a meno di domandarmi invece da dove vengano le uova di riccio commercializzate nei supermercati, se non dalla pesca di frodo di migliaia di pescatori che conferiscono poi alla ditta etichettatrice. I ricci infatti non si possono allevare, si riproducono solo allo stato selvaggio.

Sono ermafroditi, dice la scienza.
I cabraresi invece li distinguono benissimo: "su mascu", il maschio, è vuoto.

 

 

Postato da: Grienne a 11:03 | link | commenti
sardegna, cabras, is arutas, ricci di mare

 

rosmarino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli aromi che altrove si pagano cari nei supermercati, essicati, qui crescono spontanei praticamente ovunque.

Il rosmarino è parte integrante della macchia mediterranea. In questo periodo fiorisce con opulenza, colorando d'azzurro la costa.
I grossi bombi e le api ci vanno a nozze. Il miele che si ottiene da api che suggono questo polline non ha paragoni per aroma.

Dicono che il nome significa: "rugiada di mare". Le foglie sono lanceolate come aghi apposta per non patire il contatto corrosivo con la salsedine.
La paura di soccombere ne ha fatto un arbusto contorto, fitto fitto, che si vendica della sua sudditanza al mare con questo tripudio di fiori, un fierissimo modo di gridare "Sono qui e sono vivo".

Mi ci riconosco. Le piante ti insegnano un sacco, ma parlano lentamente.
Questa infiorescenza dura quindici giorni e bisogna aspettarla per dodici mesi.

Postato da: Grienne a 10:53 | link | commenti
rosmarino, area marina protetta, is arutas, sinis, macchia mediterranea

palmanana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Sardegna è tutto piccolo.
I sardi sono piccola gente, i cavallini della Giara sono purosangue in miniatura...
anche la palma, simbolo esotico per antonomasia, in Sardegna è piccola e non cresce oltre il metro.

Dicono sia per il vento di maestrale, che concede di alzare la testa giusto il tanto per distinguersi dalla terra.

Questa palma cresce sulla spiaggia. Un sacco di roba vegetale cresce sulla spiaggia, non ci si crederebbe.
Eppure non è un punto in cui l'acqua dolce abbondi. Devo pensare che sia in grado di sintetizzarla dall'acqua salata?

Piove poco, qui. Si impara a fare economia.

Postato da: Grienne a 10:48 | link | commenti (1)
is arutas, palme nane

dalponte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Costruire questi due ponti di legno lungo il braccio di stagno che costeggia la strada per San Giovanni è stato un colpo di genio.
Vedi Cabras da una prospettiva assolutamente inedita.
Farsi questa strana passeggiata è qualcosa a cui gli inglesi non sono ancora riusciti a dare un nome.
Non è bird watching, non è snorkelling, non è nessuna cosa che finisca in "ing".

E' un semplice contemplare.
Fa un gran bene.

Postato da: Grienne a 10:41 | link | commenti
san giovanni, cabras, sinis

scogliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Adoro il colore di questo mare. Ne avrà almeno sei diversi, che cambiano a seconda delle condizioni atmosferiche.
Riflette il cielo, dicono. Ma il cielo non è verde. E non è neanche così blu.

Riflette qualche altra cosa. Non ho ancora scoperto cosa, però.
Cosa può essere che fa diventare il mare colore dello smeraldo e dello zaffiro?
Scoprirlo è una di quelle cose che possono dare un senso al risveglio, la mattina.

Postato da: Grienne a 10:36 | link | commenti
sardegna, san giovanni, oristano, area marina protetta, cabras, is arutas, sinis

giovedì, 02 marzo 2006

Questa foto l'ho scattata in uno degli stagnetti interni alla costa, prima che lo recintassero per farci dell'ittioturismo. Gli uccelli acquatici che vivono su questi specchi d'acqua sono innumerevoli e si sentono padroni, non hanno paura di nulla.

Non sempre è una convivenza felice con i pescatori.

I cormorani sono per esempio un enorme danno per l'economia di Cabras. Ogni cormorano mangia fino a 11 kg di pesce al giorno. E ce ne sono migliaia. Un tempo i pescatori si difendevano, limitandone il numero con opportune battute di caccia. Lo scopo è puramente difensivo, la carne di cormorano è più immangiabile del cartone.

Adesso difendersi sparando agli uccelli è vietato, quindi i cormorani si sono moltiplicati a dismisura, non avendo predatori a loro superiori.

A volte sorrido di queste associazioni animaliste che ucciderebbero un uomo, se solo osasse far del male a una mosca.
Il senso delle proporzioni è più in estinzione di molte specie animali.

Postato da: Grienne a 15:17 | link | commenti
stagno, cabras, sinis, cormorani

Che sensazione mai si può provare a far canoa ai piedi di una città fantasma?

Pagaiare con l'arenaria di duemilacinquecento anni fa che ti scorre accanto, incrostata di papaveri e margherite, infilata nell'acqua di vetro che non è mai veramente fredda. Questa è la primavera, sul serio.

La cosa che mi spaventa di Tharros non è quello che si vede. E' tutto il resto, il mondo silenzioso sotto la sabbia che nessuno scavo tirerà mai fuori perchè ci abbiamo costruito sopra senza saperlo. Le pietre che non vedo parlano più di quelle a vista. Cosa dicano però non lo so.

Fenici, Punici, Romani, Aragonesi.

La storia si è seduta su queste rive.

 

Postato da: Grienne a 15:15 | link | commenti
san giovanni, tharros

Questa l'ho scattata un mese fa, in pieno gennaio 2006. E' Is Arutas.

E' una paleo-spiaggia.

Tradotto significa che la sabbia che vedi non si riformerà, perchè le rocce da cui si è generata migliaia di anni fa non esistono più. Ecco perchè portare via anche un solo bicchiere di sabbia da qui è un reato penale.

Mi da un senso terribile di non ritorno, la voglia disperata di controllare che non me ne resti attaccato addosso nemmeno uno per sbaglio, sacrilegio. Non ci vengo mai in spiaggia qui, divento agressiva e paranoica verso i turisti superficiali che se ne lasciano cadere manciate nei costumi per sfuggire ai controlli dei vigili.

Tutti unici, questi granelli. Ma soprattutto sono tutti irripetibili. Un pò come le persone. Però - al contrario delle persone - non ne nascono più.
Avverto un rispetto profondo davanti a questi sassolini perfetti. Osservandoli capisco come sia possibile che si generino religioni per adorare elementi naturali.

La chiamano la spiaggia dei chicchi di riso, con una espressione senza fantasia.
I chicchi di riso sono tutti bianchi e uguali.
Questi grani di quarzo sono tutti diversi l'uno dall'altro: quarzo rosa, quarzo verde, quarzo giallino, quarzo grigio di tante sfumature...
Chiunque sia l'artefice, aveva più fantasia del riso.

Ciascuno di questi granelli è la memoria di una montagna, il testamento misterioso di un Dio di pietra opalescente.

Per anni i signori della Costa Smeralda hanno portato via questa sabbia a quintali per creare le spiagge private delle loro ville sulle rive delle coste galluresi che, per legge di contrapasso, hanno tutto quel che si può desiderare da una costa tranne la sabbia.

Per prenderci il sole è un posto poco cauto. Riflette i raggi solari dimezzando i tempi di qualunque filtro solare.

Postato da: Grienne a 15:11 | link | commenti (1)
sardegna, area marina protetta, is arutas, quarzo

Hai presente quei monumenti con il profilo talmente inconfondibile che poi diventano emblemi della città dove stanno?
Tipo la torre di Pisa, il colonnato di San Pietro, la Mole Antonelliana, il Duomo di Milano...

Ho sempre detestato la loro ingombranza, come se in posti come Roma ci fosse solo S.Pietro o non si potesse dire di aver visto Milano senza avere visitato il Duomo. Ci sono andata sei volte a Milano e mi sono sempre premurata di non andare al Duomo. E' la mia piccola rivincita sui simboli di pietra.

Però mi sciolgo quando vedo questo profilo, la torre di San Giovanni che domina Capo San Marco. Ci sono stagioni in cui la terra è verde come il muschio e altre in cui è secca come un tozzo di pane raffermo. Ma la linea della torre contro il cielo, puntata come un capezzolo turgido, ha sempre il potere di farmi sentire me stessa in ogni stagione. Chi ha detto che nella pietra non ci si può specchiare?

La prossima volta che vado a Milano ci vado, al Duomo.

Postato da: Grienne a 15:05 | link | commenti
san giovanni, area marina protetta, sinis

Questa l'ho scattata la primavera scorsa.

La capanna in sè è pittoresca, i turisti credono che le si costruisca apposta.
Invece sono gli ultimi resti di un mondo che viveva in funzione del suo mare, respirandone l'aria, toccandone la riva, aspettandone le maree.

La capanna in apparenza domina la scena con la sua fatiscente superbia. In cima alla duna di sabbia sembra una torre di canne, un castello d'erba.

Invece il vero protagonista della foto è quel manto ai suoi piedi nella duna in primo piano, un velluto di fiori minuscoli giallini e lilla, offensivi nella loro opulenza.

Crollerà la capanna, è sicuro.
Ma quei fiori questa primavera sono di nuovo lì.
Anche l'erba ha le sue maree.
 

 

Postato da: Grienne a 15:04 | link | commenti
san giovanni, area marina protetta, cabras, sinis, capanne

Questi gigli crescono direttamente sulla sabbia, delicati come vetro di murano.

Non lo so in quanti altri posti succede una cosa simile.

Voglio dire, le spiagge sono spiagge, cosa mai può germogliare sulla sabbia?
E' un materiale grandemente sopravvalutato, in fondo sono solo sassi piccoli. Invece è tra questi sassi che cresce questa specie delicatissima di lilium selvatico, profumata in modo indegno, che sfida la corrosiva salsedine uscendone vincitrice.

L'ho scattata che tramontava. Ad un certo punto ho avuto l'impressione che il giglio si mettesse in posa.
Magari non è vero, certo che no. Però diamine, sembrava proprio.

Dimenticavo.

A coglierli si becca una fior di multa.
Ma io non l'ho mai nemmeno desiderato. Questo fiore è così snob che mi si seccherebbe in mano  all'istante per puro senso di superiorità.

Postato da: Grienne a 14:57 | link | commenti
san giovanni, area marina protetta, cabras, macchia mediterranea

Cabras per me è più affascinante persino dei suoi incantevoli dintorni. Ha la seduzione del borgo marinaro fermo a cento anni fa, quel genere di paesaggio che vai a cercare con gli occhi proprio perchè non è mai cambiato.
A Cabras ne sono cambiate di cose in trent'anni. Ma la riva dello stagno è sempre il posto magico dove giocavo da bambina.

Se cammini sulla riva dello stagno ti rendi conto che la sabbia che i tuoi piedi calpestano è fatta di mille frammenti di conchiglia.

Un cimitero di madreperla sotto le scarpe.

Dicono sia lo stagno più grande d'Europa, con le sue 2000 are di estensione. Non ho mai misurato e non mi importa, non so perchè la gente deve sempre descrivere le cose con i numeri per poter dire di conoscerle. Quanto pesi, quanti anni hai, quanto sei alto.

Lo stagno è una cosa viva, descriverlo in numeri è un affronto alla sua anima profonda. Ha un canale a mare che i cabraresi chiamano "lo scolmatore",  perchè un tempo serviva a farne defluire le acque che debordavano. Adesso impedisce allo stagno di morire, come una flebo costante.

La sua natura salmastra, meticcia, è un incontro tra due mondi d'acqua totalmente diversi, il mare e l'acqua chiusa. Per questo, se davvero questo posto ha un'anima, è quella di un bastardo. E' un ecosistema senza uguali. Ci crescono specie che mai in uno stagno normale potrebbero campare. Per esempio i muggini, variante locale del pessimo cefalo dell'adriatico, che qui diventano un pesce pregiato, dalle caratteristiche del tutto originali.
Il Comune lo ha scelto per simbolo. Qui lo si chiama "pisci e'iscatta", pesce squamoso.

Come se gli altri non avessero le squame.

 

Postato da: Grienne a 14:55 | link | commenti
stagno, area marina protetta, cabras, sinis, muggini

mercoledì, 01 marzo 2006

anfrattoNon ricordo più da quanto è che volevo aprirmi un blog fotografico sul Sinis.

Non credo sia per campanilismo, penso piuttosto che sia davvero uno dei posti più belli che abbia mai visto, indipendentemente dal fatto che ci sono nata. Ma immagino che lo dicano tutti, anche chi è nato a Cologno Monzese. A mio vantaggio posso dire che quelli di Cologno Monzese vengono in vacanza qui, mentre noi col cavolo che andiamo a Cologno Monzese. Vorrà pur dire qualcosa.

Non ci sono alberghi, a parte un 4 stelle decisamente fuori dalla mia portata. Ci sono però decine di Bed and Breakfast, per chi pensa che i viaggi siano fatti anche per conoscere la gente, non solo le spiagge e il cibo. A volte mi guardo intorno e penso che a me la gente basterebbe pure, per considerarla una vacanza. C'è gente speciale, qui da me. Sempre se sopporti il fatto che nel giro di tre giorni tutto il paese saprà tutto di te.

I migliori B&B di Cabras sono questi due:

http://www.dapaolobb.com

http://www.darosabb.com

Postato da: Grienne a 10:26 | link | commenti (4)
bed and breakfast, oristano, area marina protetta, cabras, sinis